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Mia madre il 17 agosto del 1982 dettò le sue ultime volontà. 

A mio figlio lascio i sei cucchiai d’argento, le sedie della cucina... quattro... la macchina da cucire... le tovaglie e i tovaglioli... dieci... i lenzuoli... due... e i miei ricami tutti. 

Avevo diciotto anni. Cresciuto per destino nel "clima eroico della guerra", io allievo di Belle Arti, mi recavo con i miei compagni all'Ospedale Maggiore, nella sala mortuaria tra i cadaveri. In quell'atmosfera lugubre con i miei compagni assistevo impaurito alla lezione del professore di anatomia che, con il bisturi metteva a nudo la muscolatura da studiare. Finito il suo lavoro, ci invitava a ritrarre le parti anatomiche scoperte e lasciati soli, per reagire alla paura inscenavamo macabre "goliardate" che terrorizzavano le nostre compagne ma anche, e non poco, noi stessi che forse... tentavamo di esorcizzare la morte o... forse... la guerra. 

Luciano Damiani, Sipari di Autoritratto

On 17 August 1982 my mother gave her final wish. 

To my son I leave the six silver spoons, the kitchen chairs.... four... the sewing machine... The serviettes and napkins... ten... The sheets... two... and all my embroidery. 

I was eighteen. Growing up inevitably in “war’s heroic climate”, I a Fine arts student accompany my mates to the Greater Hospital, to the the mortuary room. In that dark atmosphere my mates are there fearfully at the lesson of the anatomy teacher, who exposed the muscles to study with his scalpels. His work over, he invited us to trace the uncovered anatomical parts and left alone, to react to the fear, we enacted macabre “pranks” terrorising our mates but also, not a little, ourselves who maybe... tried to exorcise death or... maybe... war.

Luciano Damiani, Curtains of a Self-Portrait

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